Parleransi e toccheransi e abbracceransi li omini, stanti dall'uno all'altro emisperio, e intenderansi i loro linguaggi.
Leonardo Da Vinci

Domande Frequenti




“L’Aikido è una disciplina violenta?”

Molti si chiedono se l’Aikido sia “violento” ovvero distruttivo. Credo sia utile chiarire alcuni punti e fugare possibili malintesi circa questa disciplina, anche in risposta ad una domanda simile che spesso viene posta da chi proviene da altre discipline marziali, o scuole con sistemi di allenamento che a lungo andare compromettono la salute psico-fisica dell’allievo.
L’origine di questo malinteso è comprensibile. Nella nostra cultura occidentale il termine “arte marziale” evoca immediatamente lotta, violenza, guerra. Marziale da Marte, dio della guerra. Ci si potrebbe chiedere se nella nostra tradizione Marte fu davvero solamente un giovanotto iracondo e guerrafondaio, o se gli antichi, dietro un simbolismo facilmente comprensibile al volgo, non celassero altro. Il buon Marte è sì dio della guerra, ma è anche forza, vigore, energia vitale, meraviglia alla quale assistono ogni anno in primavera sia il pacifista fondamentalista che arrostirebbe volentieri ogni tanto qualche colonnello, sia l’anima delicatissima che passa notti insonni tormentato dai sensi di colpa nell’aver calpestato l’ignara margherita nel campo.
Placido Procesi, parlando del Kyudo e dello Iaido, insegnava ai suoi allievi che queste Vie non vanno studiate tanto come arti marziali ma piuttosto come arti… minervali, essendo Minerva l’antica Dea della Sapienza, nata dal cerebro di Giove.
Questa stessa energia vitale in giapponese è il “Ki”, in sanscrito “Prana”, comunemente tradotto come energia assoluta, cosmica, che tutto pervade, ma che più correttamente va intesa come forza intelligente, ovvero sia energia che saggezza, intelligenza dell’Universo, mistero profondissimo che si manifesta nello spettacolo del risveglio della natura, del piccolo seme che per via di questa Forza cresce e diventa quercia. Nella lingua giapponese l’equivalente di “arte marziale” è Budo. La Via del Guerriero, del Samurai. E anche li, nell’immaginario collettivo occidentale troviamo guerra. Ma il Budo in realtà è ben altro che l’arte di uccidere. Nella tradizione giapponese, vi sono due distinti modi di intendere e quindi di percorre questo sentiero: la Via dell’Etica e la Via dei Principi Spirituali.
La Via dell’Etica (in giapponese "Shingaku no Michi") è quella della morale, dell’etichetta e delle leggi che disciplinano l’uomo nella società. In epoca feudale la casta militare aveva anche il compito di fornire norme e leggi che regolassero la vita sociale. La fonte di questo approccio è in gran parte il sistema confuciano. Il risultato, il prodotto di questo metodo varia a seconda del momento storico, delle necessità del tempo e del luogo; infatti ciò che è percepito come moralmente e socialmente “giusto” o disdicevole è una serie di convenzioni che inevitabilmente subiscono notevoli trasformazioni nel tempo.
La stereotipo del Samurai dal codice comportamentale rigido e severo appartiene a questa visione del Budo, ed è quello che la maggior parte delle persone credono sia l’essenza dell’arte marziale giapponese. In realtà non è così.
Il vero spirito del Budo è la Via dei Principi Spirituali, “Shimpo no Michi”, e l’Aikido ne è una fioritura, una manifestazione o, se vogliamo, una evoluzione.

Il Maestro Tada spiega:

Questa è la via attraverso la quale lo shintôismo, il buddismo esoterico, lo zen e le pratiche della filosofia taoista hanno “aperto gli occhi” del budo e che ha unificato il bujutsu(le tecniche marziali) e la filosofia pratica orientale espressa da concetti quali “banyu ichigen” (unità del creato) e “shinshin ichinyo” (unità mente-corpo). E' una via sempre attuale che indica la condizione ideale della forza vitale ed il modo per utilizzarla. Anche al giorno d'oggi esercita la sua influenza sulla visione dell'universo e dell'esistenza dei giapponesi percorrendone le profondità dello spirito. L'Aikido dà grande risalto alla “Via dei Principi Spirituali”, in tal senso viene ritenuto una forma di budo che può essere praticata nell'epoca attuale. Inoltre, questa via non riguarda solo il budo, ma è anche una via che può essere utilizzata da tutto il genere umano e in tutte le situazioni dell'esistenza.

Comprendere la differenza tra questi due modi di intendere e di percorrere la Via marziale è fondamentale. Al Banyuaiki Dojo, in assonanza con l’insegnamento del Fondatore dell’Aikido, e in linea con il sistema di insegnamento del Maestro Tada, l’orientamento è chiaro ed inequivocabile verso la ricerca personale attraverso la seconda via, quella dei “Principi Spirituali” veri ovunque, da sempre. In questo il collegamento con tradizioni esoteriche serie occidentali che hanno gli stessi fini. In questo il procedere diametralmente opposti alla modalità tanto in voga oggi del new-age misticheggiante, dell’abbracciare qualsiasi cosa ci distragga da chi siamo e da dove veniamo, e più la cosa è esotica, meglio è, perché più divertente, più “fresca”, per poi cambiarla velocemente con qualcos’altro quando ci annoiamo. Non può esserci profondità con questo criterio, non può svilupparsi calibro, e si finisce per usare un veicolo creato per portarci in una direzione ben precisa, in modo opposto: per scappare da noi stessi invece che per andare verso ciò che siamo.
Cerchiamo ora di capire a grandi linee in che modo la Via dell’Aiki sia al tempo stesso fonte di un insegnamento positivo, costruttivo, benefico, e anche metodo pratico per sviluppare quell’assetto, quella forza, quella centratura necessaria per non subire passivamente gli eventi critici della vita, ma saperli gestire, trasformare, vincere, riconducendo se giusto e necessario, il buio alla luce, il caos all’armonia.


L’aspetto terapeutico della pratica dell’Aikido.

La pratica dell’Aikido (ci riferiamo al sistema di allenamento del Tadajuku - vedi sezione “Dojo”) mira essenzialmente allo sviluppo delle valenze positive e delle potenzialità latenti in noi.
Il praticante di Aikido può verificare da subito diversi effetti benefici sia a livello fisico che mentale, che sono la conseguenza di una pratica corretta.
In particolare al Banyuaiki Dojo l’aspetto terapeutico, salutare ed equilibrante viene ricercato in modo consapevole e mirato e conseguito con gradualità e naturalezza.
Sebbene a nulla valgono le parole in questo campo - l’Aiki si fa, non si discute - può essere utile soprattutto per chi inizia, avere delle cognizioni di base riguardo l’approccio teorico/pratico alla base del nostro sistema di allenamento.
Una delle caratteristiche fondamentali del lavoro è di avere una corretta attitudine di base rispetto agli scopi ed alla natura della pratica. Il praticante di Aikido è un artista. L’analogia spesso riproposta dal Maestro Tada è quella del musicista. Nell’Aikido noi siamo il musicista, e il nostro corpo, così come quello dei compagni di pratica, è lo strumento.
Un musicista progredito o di comprovata esperienza, userà ad esempio il proprio violino, con cura, attenzione, sapendo che è il mezzo, lo strumento attraverso il quale egli potrà da un lato esprimere la propria arte, dall’altro studiare se stesso. In modo analogo il praticante di Aikido vede l’allenamento in generale, e i compagni di pratica in particolare, mai come antagonisti, mai come qualcosa che genera contrapposizione o prevaricazione, ma al contrario tenderà, attraverso gli strumenti forniti dal sistema di allenamento, ad una assimilazione, ad una unione con chi porta una linea di attacco, in modo tale da conseguire quella condizione, quello spazio, quella particolare attitudine che permette di vivere il confronto fisico, ma anche la dialettica del confronto verbale o delle problematiche del viver quotidiano in modo da non creare avversari, nemici, antagonisti nel proprio animo, nella propria mente. Questo vuol dire in pratica che l’allenamento non sarà mai violento, mai distruttivo, mai nocivo alla salute e all’equilibrio psico-fisico sia di se stessi che degli altri. L’allenamento viene svolto in un clima piacevole, dove vi è una grande concentrazione, attenzione, e ci si sente immersi in un sistema creato per studiare noi stessi al fine di sviluppare un adeguato contenitore (il corpo fisico) di un animo limpido, equilibrato. Da lì, che sembrerebbe già un punto di arrivo, si parte.
Naturalmente, se è possibile vedere importanti e indiscutibili risultati sul piano fisico in media dopo 10 anni di pratica assidua e sincera, bisogna dire chiaramente che la realizzazione sul piano interiore è assolutamente un fatto personale, individuale. Questo è un punto fondamentale. L’Aikido è uno strumento, un mezzo, un veicolo. Come usarlo, dove andare, sono fatti che appartengono alla libera volontà individuale. Certamente, chi vuole usare l’Aikido per prevaricare o per fini contrari al comune senso di bene e di giustizia, viene allontanato dalla nostra scuola. Ma il semplice praticare, anche se assiduo, per imparare le tecniche non è garanzia di progresso interiore, spirituale. D'altra parte questo è vero di qualsiasi ambito di ricerca personale, ma questo è un tema richiederebbe un approfondimento che esula dall’obiettivo di questo contesto.