27 Feb

Passato, presente, futuro

Chi ha vissuto e praticato aikido in Giappone per un periodo di tempo significativo sa quanto sia stato importante e quanto lo abbia aiutato l’aver fatto esperienza dell’humus culturale dal quale l’aikido è nato per meglio comprendere alcuni aspetti della pratica.
Al giorno d’oggi è relativamente facile recarsi in Giappone – tempo e risorse permettendo naturalmente. Ma se torniamo per un attimo all’alba della sua diffusione in tutto il mondo non possiamo non provare un sentimento di gratitudine nei confronti dei pionieri non giapponesi di questa disciplina. Possiamo solo vagamente immaginare dai loro racconti l’enorme sforzo che devono aver compiuto. A loro il merito di aver per primi operato la prima, iniziale sgrossatura, la prima digestione e metabolizzazione di un qualcosa che, per quanto riguarda l’Italia dei primi anni sessanta, doveva essere non troppo dissimile a fantascienza applicata.
Mi raccontava uno di questi proto-aikidoisti di Roma, che per quanto si sforzasse di spiegare al padre che il Maestro Tada non era cinese ma giapponese, non c’era proprio verso, per il papà lui andava “dar cinese”! D’altra parte non dimentichiamo che il primo non giapponese ad essere allievo di O-Sensei fu l’italiano Salvatore Mergè, personaggio nel quale si fuse la pratica dell’aiki con un certo tipo di esoterismo di matrice occidentale.
Quanto tempo e quante cose sono successe da quei primi tentativi, quanto furore, quanta passione, e in alcuni casi quanto eroismo!
Intorno al Maestro Tada, e sotto le ali di un volo di pura magia, sono cresciute ormai più di una “generazione” di praticanti.
Lungo questa grande strada si faranno altri tentativi, si commetteranno inevitabilmente errori, che chi viene dopo potrà, se vorrà, utilizzare per la propria ricerca personale. Auguro a tutti noi praticanti di questa Via di attingere dal passato l’ispirazione, per vivere un presente pieno di intensità ed ampiezza, custodendo nel cuore l’aspirazione a conseguire ciò che di più alto cerchiamo. Se la ricerca sarà sincera, la tradizione sarà sempre viva perché sempre nuova. Buona pratica!

25 Feb

Trasformare il conflitto

Ci alleniamo quotidianamente anno dopo anno sul tatami e approfondiamo quei principi base che sono le radici del fare aiki. Acquisiamo con sempre maggiore profondità una padronanza del movimento e di quella attitudine mentale che ci permetterà di poter decidere liberamente la risoluzione del conflitto, simboleggiato dalle polarità tori/uke, attacco/difesa.

Nel dojo il lavoro è inevitabilmente relazionale e il conflitto, inteso come attacco da gestire, risolvere e superare, è insito nella natura stessa dell’allenamento. Sebbene il fine dell’allenamento non si limiti allo sviluppo di tecniche marziali, e un sistema di meditazione completo quale il Tada Juku ci permette di lavorare da subito su corpo, mente ed energia contemporaneamente, indubbiamente si parte dal corpo, si lavora sul corpo ed il nostro corpo sarà la pietra grezza da sgrossare lungo tutto il nostro percorso aikidoistico.

Ma quando vogliamo agire la trasposizione delle conoscenza acquisita nell’aikido, al livello della dinamica interpersonale ovvero in tutte quelle sfumature di rapporto che vanno dal sereno comunicare alla più violenta e prevaricante aggressione verbale, quegli stessi strumenti, quella conoscenza esperienziale che abbiamo con fatica fatto nostra sul tatami rimane spesso assopita, indisponibile, quasi introvabile, come se ci fosse il bisogno di un certo tipo di attivazione e di traduzione (nel senso etimologico di trans ducere) perché essa divenga utile, fruibile ed efficace anche ad un livello che è essenzialmente mentale ed emotivo.

Non è difficile, una volta acquisita una certa esperienza di pratica, intuire quali sono i blocchi, le tensioni, gli squilibri sui quali dobbiamo lavorare per perfezionarci nel fare aiki con il corpo. Con continuità e costanza, il processo di miglioramento tecnico è solitamente naturale: l’avanzamento è graduale ma è visibile e tangibile.

Miglioriamo dunque la tecnica progressivamente, e gli esami di passaggio di grado dovrebbero esserne la testimonianza. Ma a livello mentale/emotivo, nella gestione del conflitto nella vita di tutti i giorni fuori dal tatami, è così automatico e scontato un conseguente e parallelo miglioramento? La risposta è, semplicemente, no. Possiamo aver raggiunto il 6° dan di aikido, ma nella relazione con l’altro o anche nella gestione interna dell’inevitabile attrito che nasce dal gioco delle polarità di cui è composto l’esistente, è possibile essere rimasti un 6° kyu.

Vedere i blocchi, le tensioni non necessarie, e tutto ciò che limita la nostra capacità di esprimere noi stessi e di rimanere centrati e neutrali nel confronto con l’altro – ma anche con noi stessi – è uno degli scopi fondamentali della Dinamica Relazionale. Si tratta di un lavoro di gruppo che da un punto di vista metodologico ha molte assonanze con alcune moderne tecniche di psicoterapia di matrice sistemico-relazionale, specificamente pensato per funzionare in sinergia con la tradizionale pratica dell’aikido. È importante sottolineare che non si rivolge a persone con disturbi mentali: non è una psicoterapia di gruppo. È anche importante evidenziare il fatto che questo corso è assolutamente facoltativo: si può benissimo frequentare solamente il corso di aikido. E naturalmente non è un’alternativa al corso di aikido ma un lavoro che mira a completare la ricerca di sé includendo il piano psichico.

Il comune denominatore tra la lezione di aikido e la Dinamica Relazionale si chiama “trasformare il conflitto”. Il fine più elevato di entrambi questi ambiti è la ricerca personale, quel percorso interiore che mira ad aumentare la consapevolezza di sé e conseguire uno stato di maggiore benessere. L’antico “conoscere se stessi” è dunque la stella polare che orienta il lavoro sinergico di aikido e dinamica relazionale proposti dalla nostra Associazione.

17 Feb

Praticare da soli con il neribo 合気道の一人稽古で使用する練り棒

合気道多田宿の練り棒 Il neribo usato dagli allievi del Maestro Tada Hiroshi al Gessoji Dojo (Tokyo)

Il neribo è un valido ausilio alla pratica da soli, in giapponese 一人稽古 hitorigeiko. Il Maestro Tada, che ha dato il nome a questo “strumento”, ci spiega che ogni tecnica di aikido va praticata almeno 10,000 volte per una conoscenza base, e almeno 100,000 per divenirne esperti. E quindi giustamente osserva: si può anche praticare 100,000 volte ikkyo con un amico, ma deve essere invero un buon amico!! Decisamente più fruibile il nostro neribo: sempre disponibile e mai stanco!

Il neribo che suggeriamo di usare, è quello con caratteristiche simili al modello ideato dal M° Tada per i suoi allievi dei dojo collegati al Tadajuku. Naturalmente si possono creare neribo di diverse dimensioni, a seconda delle proprie preferenze e necessità . Il Maestro di fatto utilizza diverse “versioni”, tra cui una più piccola “da viaggio” che ha mostrato diverse volte nei seminari in Italia.

Il Maestro Tada illustra come usare il neribo in una lezione all’Hombu Dojo.

In questa tabella riassumiamo peso e dimensione del neribo “standard”.

lunghezza40,5 cm
diametro5,8 cm
peso968 gr
tipo legnoquercia bianca giapponese (Quercus myrsinifolia, in giapponese 白樫 Shirakashi) o quercia rossa giapponese (Quercus acuta, in giapponese 赤樫 Akagashi) *

* Sulla questione “quale tipo di legno scegliere” si potrebbe scrivere un libro. E’ un tema di cui parleremo in modo più approfondito in un articolo che uscirà prossimamente riguardo bokken, jo e tanto.

Nella foto, la smussatura del neribo.
Col tempo e con la pratica la superficie del neribo diventa sempre più liscia e più piacevole al tatto.