Un dojo esiste nelle persone che lo vivono.
Oggi il Banyuaiki Dojo riunisce persone diverse per età, esperienza e ragioni che le hanno portate alla pratica.
Alcune praticano da molti anni, altre hanno appena cominciato. Ciascuno arriva con la propria storia, le proprie domande, il proprio momento della vita.
Ciò che condividiamo non è la necessità di essere uguali, ma una direzione.
Entrare nel dojo significa anche lasciare per qualche tempo fuori dalla porta la zavorra della vita quotidiana. Per molti diventa un luogo nel quale ritrovare silenzio, attenzione, energia; semplicemente, un tempo nel quale prendersi cura di sé.
Con il tempo, praticare insieme significa anche condividere qualcosa. Non perché tutti cerchino le stesse cose o vivano la pratica nello stesso modo, ma perché ciascuno, al proprio livello, può sperimentare un cambiamento e scegliere di continuare a coltivarlo.
E poi ci sono momenti più difficili da raccontare.
A volte, alla fine di una lezione, nei pochi istanti di meditazione prima del saluto finale, qualcosa nella qualità della pratica e del silenzio ci porta ed entrare in contatto con una condizione interiore più profonda, ampia, ed elevata.
Sono momenti rari, e non occorre cercarli. Ma ricordano che un dojo non è fatto soltanto dello spazio che occupa, delle tecniche che vi si studiano o delle persone che lo frequentano.
È qualcosa che, praticando insieme, si crea.










